Interdizione

Interdizione
L’interdizione giudiziale è forma di protezione per i soggetti maggiorenni che si trovano nella situazione di abituale, stabile o permanente (dunque situazione irreversibile e irrisolvibile) di infermità mentale e che non si in grado di provvedere alla cura dei propri interessi.
L’interdizione viene pronunciata con sentenza dal giudice, il quale nomina un tutore che provvederà ad amministrare il patrimonio dell’interdetto, sostituendosi a quest’ultimo nel compiere atti giuridicamente rilevanti per la vita del medesimo.
Il tutore può essere un familiare o un professionista, nel primo caso non è previsto nessun rimborso per il “lavoro” svolto perché si presuppone uno spirito di solidarietà dovuto proprio dal vincolo di parentela mentre nell’ipotesi in cui sia un professionista a espletare l’incarico vi sarà un rimborso annuale per l’attività professionalmente svolta.
Lo scopo in ogni caso è di tutelare al meglio gli interessi di questi soggetti ed evitare che l’interdetto, incapace di provvedere da solo ai suoi interessi, possa compiere atti dannosi per se stesso e che parimenti soggetti terzi male intenzionati possano approfittare della situazione di difficoltà di un soggetto debole .
L’interdizione giudiziale non va confusa con l’interdizione legale che invece è una pena accessoria prevista dal codice penale, irrogata dopo una condanna all’ergastolo o alla reclusione non inferiore a cinque anni.
Per il giudizio di interdizione è indispensabile l’ausilio di un legale che presenti un ricorso al Tribunale competente del luogo in cui l’interdicendo ha la residenza dallo stesso interdicendo e notificata ai parenti e affini.

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Amministrazione di sostegno

L’amministrazione di sostegno è una soluzione alla quale possono ricorrere le persone che si trovino nell’incapacità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, per effetto di una menomazione fisica e/o psichica.
L’amministrazione di sostegno è una misura meno grave più moderna ed elastica rispetto alla interdizione a tutela dei soggetti disabili, che tiene conto, rispetta e valorizza la loro capacità di agire.
Per attivare l’amministrazione di sostegno il giudice tutelare, assunta ogni opportuna informazione, provvede ad emettere un decreto, con il quale viene designato l’amministratore di sostegno e definito l’oggetto del suo incarico.
La scelta dell’amministratore di sostegno deve essere fatta considerando esclusivamente la cura e gli interessi del beneficiario.
A titolo d’esempio l’amministratore potrà essere il coniuge, il convivente, o un altro parente fino al quarto grado, ma può essere anche un estraneo. Il proprio amministratore di sostegno può essere nominato anticipatamente in previsione della propria eventuale futura incapacità, tramite atto pubblico o scrittura privata autenticata. La normativa prevede anche la possibilità di designare, mediante testamento, amministratore di sostegno del proprio figlio un determinato soggetto.
E’ sempre possibile revocare o modificare gli amministaratori di sostegno sempre con gli strumenti dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata.
In presenza di designazione con atto pubblico il giudice tutelare può disattenderla soltanto in presenza di gravi motivi.
In sostanza l’amministrazione di sostegno è uno strumento molto duttile che è adattato alle esigenze di ogni singolo soggetto mantenendo inalterati alcuni diritti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana, fare testamento, purché capace di intendere e di volere al momento della redazione, sposarsi e riconoscere i propri figli.

AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO

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